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HUME

H U M E

David Hume è stato il più grande filosofo del Settecento inglese, noto soprattutto per il suo empirismo radicale e per la sua critica al principio di causalità.

Nato nel 1711 a Edimburgo, dove morì nel 1776, Hume rivelò sin da giovane una spiccata inclinazione per gli studi filosofici. A 18 anni intuì che la fisica di Newton avrebbe aperto una nuova era nella storia del pensiero: il metodo sperimentale, applicato allo studio della natura, sarebbe stato esteso allo studio dell'uomo. Hume approda ad una forma di empirismo radicale o fenomenismo ("esistono solo le nostre idee; non esiste una sostanza e cioè non esiste nulla di reale fuori delle nostre percezioni") e di scetticismo rispetto all’esistenza di una realtà esterna. 

 

Hume affronta il problema della conoscenza e, come John Locke, non ammette l’esistenza di idee innate. Sostiene invece che tutto scaturisca dalle percezioni, ovvero tutto ciò che può essere presente nella nostra mente. Egli suddivide le percezioni in due categorie:

  • le impressioni (dette anche apparenze sensibili): sono le sensazioni che proviamo attraverso il nostro corpo, come ad esempio il dolore
  • le idee (dette anche pensieri): derivano dalle impressioni in quanto sono il ricordo di esse, un esempio è quindi il ricordo del dolore 

 

la critica al principio di causalità

 

Hume afferma che la realtà o i fatti si fondano sulla relazione di causa ed effetto, tuttavia qualunque effetto non può mai essere conosciuto a priori, cioè con il puro ragionamento, ma solo per esperienza. Quest’ultima ci rassicura solo su ciò che riguarda il passato, ma non abbiamo nessuna garanzia circa il futuro. Il rapporto causale quindi è assolutamente arbitrario. Noi siamo abituati a prevedere il futuro sulla base delle esperienze passate, ma ciò non fornisce alcuna garanzia che nel futuro continuerà ad essere tale. Pertanto la conoscenza, e anche le leggi scientifiche, non possono essere dimostrare ma possono essere comunque utilizzate. Quindi lo scetticismo di Hume nega la possibilità di una conoscenza ultima, ma non preclude la possibilità di una conoscenza pratica, fondata sul metodo induttivo.





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